Tappingdiotima

Una mamma umanitaria

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Quattordici settimane.

E questa sua prima grande prova sarà superata. E questi due impacciati neogenitori tireranno un sospiro di sollievo. E la mamma umanitaria asciugherà le lacrime.

Dodici settimane in Europa.

Originali vacanze di una bambina con il passaporto giusto, e i genitori col lavoro giusto per poter permettersi di ammalarsi a Kinshasa e guarire tra Bologna e Nantes. All’ospedale di Nantes c’è un progetto ludico per fare vivere ai bambini in degenza alla chirurgia pediatrica un’avventura, per farli sentire degli eroi. In quello di Bologna ce n’é uno sulla lettura come conforto. E così fu per la nostra bibina-coraggio.

Dodici settimane europee di emozioni…. di paure, pianti e fusione. Di zii (anagrafici come acquisiti), nonni e amichetti sotto il metro di altezza. Di nomadismo in ospedali, salotti e “chambres d’amis”. Di tempo occupatissimo da nottatacce, traslochi, giochi, tragitti, la caccia alle uova e il compleanno dell’anno uno. Di lunghi discorsi esistenziali sul domani, noi, la bibina, il lavoro, le scelte. Non si piò negare che questo passaggio europeo sia stato a tratti anche molto piacevole.

Il peggio è passato. Tra quattro settimane sarà tutto finito e passeremo di nuovo i nostri fine settimana alla Maison de France come se nulla fosse successo. Ma è anche tempo di tornare a Kinshasa per questa mamma umanitaria, perché in Kasai è sempre peggio. Sto scrivendo questo post nello spazio aereo sopra la Repubblica Centrafricana, tristemente sola. La bibina e il su babbo mi raggiungeranno.

Vi lascio cari esigui lettori, gli occhi mi si gonfiano.

Pour détendre l’atmosphère, faciliter l’apprentissage lors de formation des adultes. En Côte d’Ivoire les gens se présentent avec leur petit nom. Et l’on découvre que tout le monde en a un… et qu’ils sont mignon.

Mars 2011.

C’est le pique de la crise post-électorale, l’ex-président Gbagbo ne veut pas laisser le pouvoir en dépit de la défaite aux urnes. A l’ouest les conflits intercommunautaires causent de morts, de viols, de pillages et le déplacement massif des populations. Des activités de lutte contre les violences basées sur le genre (VBG) existent dans le pays mais elles sont insuffisantes et ne pas adaptées aux besoins humanitaires.

A peine une semaine en Côte d’Ivoire Philippe, Bibish et moi arrivons à Man. Nous sommes en train de mettre en place la coordination de lutte contre les violences basées sur le genre dans les zones humanitaires. Au niveau national, l’administration étatique est bloquée par la politique, au contraire dans les régions nombreux fonctionnaires sont à leur poste de travail. Nous organisons aisément un atelier de renforcement des capacités sur les directives VBG en appui à la direction des affaires sociaux et un autre pour la mise en place de procédures opérationnels standards.

Je suis très jeune, c’est ma premier fois avec UNFPA et à chaque fois j’ai une assemblée beaucoup plus compétente de ce que je m’attendais. Une assemblée à convaincre sur certains points. Je repère ainsi deux ou trois personnes exceptionnelles. Nous sommes sur la même page, j’ai trouvé mes alliés ! Surtout un… à chaque fois que j’était en train de tomber en panne, je trouvai les yeux et les mots de Mino.

Voici comme j’ai connu Germain Koné, Mino dans les ateliers VBG….

Depuis la toute première fois qu’il a ouvert sa bouche j’ai senti sa passion et sa vocation. Nous nous sommes réciproquement choisis pour servir la cause des femmes et des filles victimes de mariage précoce, de viol, des discriminations. Nous rêvions ensembles un monde d’égalité des chances, d’opportunités égaux pour les hommes et les femmes, e nous y travaillons…

Nous ne nous sommes jamais plus séparées…. En quittant Babi pour Bangui, Bangui pour l’Europe et l’Europe pour Kinshasa… rarement une semaine passée sans échangér sur la lutte contre les VBG en Côte d’Ivoire. Souvent des échanges visionnaires, qui me redonnaient l’espoir quand je sentais un écart important entre la réalité et mes rêves.

Son charisme, sa dévotion et son intelligence l’ont amené à devenir un de pilier de la lutte contre les VBG en Côte d’Ivoire, toujours à coté de Doumbia et Mme Kaba. Mme Kaba, qui sait très bien choisir son équipe, l’avait fait venir à Abidjan.

Mercredi je reçois un e-mail d’Abidjan avec un titre triste… je ne veux pas y croire. J’ouvre toute de suite le profil Facebook de Germain… et je fonds en larme. Je lui écris… pas de réponse…. J’écris à Dumbia, à Talibo, a Abi….. Je refuse d’accepter une réalité manifeste. Mino est décédé d’un ulcère, il a été amène à l’hôpital par les collègues, parce que pale. J’ai toujours pensé que ce genre de maladie étaient facilement soignables. J’ai toujours pensé que certaines personne auraient été là pour moi pour nombreuses années.

Chez moi on dit que Dieu appelle à ses côtés les meilleures, pour l’aider à le conseiller sur les affaires du monde, et pour protéger les hommes. Depuis mercredi, j’aime penser qu’en voyant la marche en arrière des politiques pour l’égalités des états les plus puissants au monde il a choisi Germain pour l’aider à renverser la tendance.

En 2016 j’ai fête mon dernier anniversaire avec JP à Babi… juste trois petites nuitées passés à Assainie et deux à Abidjan. Il n’y a que Liutenant Berté, Dr Talibo et Germain qui sont venu me voir avec mon gros ventre. Germain voulait que j’appele la bibina Germaine … même en dixième nom ! Je lui avais dit que ce nom-là est pour les gens avec des ancêtres allemands ou avec la peau claire, les cheveux blonds et les yeux bleu. On était éclatés de rire.

Mon cher ami, tu me manque déjà trop, veille sur tes enfants de là-haut et sur la mienne aussi… désormais Chloé a une étoile que la protège, une étoile Germaine.

Di ladri, evacuazioni medicali e altre bizzarrie della vita espatriata

April 3, 2017

Eccomi di ritorno! Voi cari esigui lettori che mi credevate già pentita di aver riaperto il blog … ebbene no, miscredenti ! Ora vi racconto cosa mi è successo.

Notte tra il 31 gennaio e il 1 febbraio.

Il cervello che pianifica agende, medita su quale siano le attività più appropriate alla crisi in Kasai, calcola budget, il corpo che si rigira nel letto.

Alle quattro e mezzo decido di alzarmi e mettermi al lavoro.

Indosso la vestaglia, e compulsivamente (mai fatto prima) verifico che JP e la bibina dormano pacificamente. E così è.

Vado in salotto dove credevo aver lasciato computer e borsa e non trovandole metto sotto sopra tutta la casa

Alle cinque, su tutte le furie sveglio JP. Svogliatamente ma rapidamente (anche questo mai successo prima) si alza per aiutarmi.

Tornando in salotto una folata di vento alza le tende… le vetrate sono aperte!

Niente più portatile ed altri gingilli elettronici. E noi non abbiamo sentito nulla, non un sospiro. Eppure avevo un sonno leggero.

Ed eccoci con una porta (un po’) scassata, tracce sui bianchi muri. Dopo qualche notte insonne e due rinforzi in più a mura di cinta, porte e finestre la pace è tornata in casa Dalmonte-LeLoc’h.

Niente più computer, niente più post. Difficile organizzarsi per scriverli al lavoro con le giornate che mi ritrovo.

Sera del 6 marzo.

La bibina  ha la febbre a 39 e passa. Chiamata al pediatra, paracetamolo, nottata insonne. E’ un infezione urinaria. Cinque giorni di cure e passa la paura. Io però sono stressata. Non dovrebbe succedere, é sotto profilassi.

Temo il peggio, ma roboticamente continuo a organizzare una missione che mi separerebbe per ben 9 notti dalla bibina e JP, a Kalemie. E preparo anche quella dopo, a Kananga, dove le cose non vanno per nulla bene.

La bibina sta inizialmente meglio… finché dopo una settimana di nuovo febbre a 39 e passa.  Il pediatra dichiara che a Kinshasa non ci sono le strutture adeguate per curarla. Il dottore dell’ONU firma una raccomandazione di evacuazione medicale. Ed eccoci in aereo, e a Bologna, con un codice giallo.

Prima di partire, Giù, preoccupata mi chiese “Ma sei sicura che continui a fare questa vita qua?”…. e io … rassicurante “Se poi si ammala prendiamo subito un’aereo”. Ora mi faccio un sacco di domande. E’ successo esattamente ciò che non doveva succedere, siamo stati fortunati, l’infezione era localizzata e sta guarendo. E’ anche in super forma. Non so quando torniamo a Kinshasa, la bibina sarà operata appena possibile.

Mi faccio domande appunto. Dopotutto viviamo in un paese in cui si può morire per un’appendicite infiammata, o dando la vita, in un ospedale accreditato. Cari esigui lettori genitori, come fate a gestire le preoccupazioni? A mostrarvi forti ai vostri figli? La situazione non é tragica ma io sono incapace di gestirla… e mi faccio stringere tra le forti braccia di JP. E’ la sola cura che conosco.

Ed eccomi di ritorno da un tour nella provincia del Kongo Centrale, dove più di 20 000 persone hanno perso la casa a causa di un’inondazione. Il fiume Congo strabordò la notte del 27 dicembre.

Per la prima volta da nove mesi abbondanti mi sono separata per più di una decina di ore (lavorative) dalla bibina …  cioé non ho visto la bibina per 81 lunghissime ore.

Niente panico ! Ce l’ho fatta ! Ed ho persino reso raggiante la nostra Rappresentante. Alla riunione di coordinazione umanitaria generale della settimana scorsa UNFPA é stata citata in tutte le “slide” della presentazione: 350 kits per le donne et ragazze più vulnerabili, 400 t-shirt per le ragazzine, e soprattutto 50 kit post-stupro e 400 per l’assistenza al parto.

Ok. Lo ammetto: la sera sì … mi sentivo un po’ sola soletta, ma quella era la mancanza di JP !

Ok, ok…. la verità? Io, l’essenzialista dei giochi… ho cercato ovunque, per tre giorni, un “ciapino” da portare alla bibina. Fortunatamente non ne ho trovati.

… non siete ancora contenti esigui lettori?

Ebbene lo ammetto : lacrimuccia-nostalgia ogni santa volta che JP m’inviava una fotina della bibina. Eppure gli ormoni scombussolati della gravidanza e allattamento dovrebbero avere oramai ristrovato un certo equilibrio…..

Caro babbo Natale,

anche quest’anno avrei voluto che tu portassi la pace nel mondo, anche solo 24 ore.

Ma l’ironia della sorte volle che le notizie di guerra del 25 novembre 2016 venissero da Goma, qui in RD Congo. 35 morti tra Natale e Santo Stefano.

Oggi c’é la bibina, non sono più io sola, né siamo più io e JP. Il mondo non é uno dei migliori mondi possibili in cui sognare di vivere. Non ci sono mai state così tante guerre e catastrofi naturali. Il pianeta piange. Le disegualianze sociali aumentano. Qui si lotta per quello…. ma tu caro Babbo Natale, fa un piccolo sforzo su, sono sicura che la befana ti aiuterà volentieri a rendere il 6 gennaio un vero giorno di pace.

Con tanto affetto

Noemi

Casa trovata ! E questa volta non é più una coabitazione “maison des filles”, é la nostra casa: io, JP e la bibina. Il trasloco si prepara a Santo Stefano, in questa settimana natalizia di “ville morte”.

La maggioranza della popolazione è rimasta chiusa in casa questi ultimi due giorni, ci sono state manifestazioni, qualche morto e degli arresti. Oggi la vita sembra riprendere, timidamente le attività commerciali aprono e il traffico ricomincia. La crisi politico-istituzionale è iniziata lunedì notte, quando è scaduto il mandato del presidente Kabila senza che ci fosse un accordo politico per la transizione. Oggi i negoziati riprendono. Aspettiamo l’accordo.

Io da dietro la mia scrivania tento di capire chi sono gli attori di cui ho bisogno per rispondere (e prevenire !) a eventuali violenze di genere. JP si occupa del trasloco e di scorte di viveri just-in-case e la bibina sul divano esplora il Natale.

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Ogni nuova missione inizia tentando di ridurre la propria vita in due valigie da 23 chilogrammi e una da 12. Stendendo sul letto qualche “essentials” ci si rende rapidamente conto che ciò sia impossibile.

Le compagnie aeree, con qualche centinaia di euro in più, ti permettono di aggiungere valigie. Ho così imparato, dal 2008, a impacchettare la mia vita in 3 valigie da 23 chili:

  •  Una per vestirsi, accessori e racchetta da tennis compresi.
  • Una di biancheria ed elettrodomestici per non rinunciare al confort, depilarsi, cucinare, farsilapiegaeilcaffé.
  • Una piccola, pesantissima… di salame, prosciutto, parmigiano, olio d’oliva di Brisighella, marmellata di nonna, miele di bosco, caffè e due o tre buone bottiglie.

Ora però c’è la bibina. Che ha diritto a una valigiuccia da 10 chili.

Ora, care mamme … immaginate di traslocare per minimo due anni con 10 chili per il vostro bébé. Soprattutto quando state andando in un posto dove 24 pannolini Pampers costano 20 dollari e un letto da viaggio 150. E voilà, che nel minimalismo ecologico dei pannolini lavabili, si pensa alla “shipping allowance”. Trattasi di un contributo che l’ONU da, ad ogni nuova nomina, per traslocare. Chi ha la pazienza di cercare una ditta che invii a Kinshasa qualche pacco a un prezzo accettabile, e il coraggio di affrontare le peripezie doganali la usa. Io no.

E quindi che abbiamo fatto io e il JP? Eliminato un paio di scarpe con tacco e una borsa per una seggiolone, mezzo chilo di prosciutto per la piramide a incastro, una bottiglia di Whisky per dei peluche … se questo 19 dicembre tanto temuto ci chiude in casa Natale sarà magro…nel nostro meraviglioso accampamento.

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Eccomi qui cari esigui lettori.

Recidiva. Mi mancava troppo la scrittura.

Apro il mio terzo blog. E lo faccio il 25 novembre, la giornata internazionale contro la violenza contro le donne.

Solitamente oggi é la mia giornata “mediatica”. Prendo irrimediabilmente almeno un paio di storte, correndo coi miei adorati tacchi su marciapiedi sconnessi di Bangui, Abidjan, Man (…o Imola !). C’é il programma radio alle 9… la tavola rotonda alle 11… il rappresentante alla cerimonia ufficiale interverrà verso mezzogiorno…e alle 14 c’é la marcia delle donne! … sono già esausta.

Cito orribili statistiche: ” globalmente una donna su cinque ha subito violenza sessuale o coniugale nel corso della sua vita”…. “oggi nel mondo, più di 3 milioni di bambine sono a rischio di mutilazione genitale femminili”…..

Lancio messaggi chiave: amare non é picchiare, se e quando avere figli deve essere una decisione consensuale di coppia, ogni bambina ha diritto a vivere fino almeno a 18 anni, senza un marito, senza una gravidanza precoce…

Ad ogni evento…. si ride – si scherza – si canta – si balla. Nonostante il tema.

La parte promozionale/mediatica é senza ombra di dubbio la parte più divertente del mio lavoro.

Ma se mi fermo due minuti ad ascoltarmi divento cupa.

Questo 25 novembre, eccezionalmente non si lavora. Ho tempo per pensare al mio di paese. Domani le donne vanno a Roma a gridare #nonunadimeno. Ho letto che in Italia le donne assassinate da partner o ex-partner sono già molto più di 100 da inizio 2016. In Italia, penso…. un paese “civile” in cui l’indice di uguaglianza di genere non é nemmeno comparabile a quello della Repubblica Centroafricana.

Sospiro.

Respiro profondo.

Minuto di silenzio.

Sono un po’ stanca.