Tappingdiotima

Una mamma umanitaria

Di ladri, evacuazioni medicali e altre bizzarrie della vita espatriata

April 3, 2017

Eccomi di ritorno! Voi cari esigui lettori che mi credevate già pentita di aver riaperto il blog … ebbene no, miscredenti ! Ora vi racconto cosa mi è successo.

Notte tra il 31 gennaio e il 1 febbraio.

Il cervello che pianifica agende, medita su quale siano le attività più appropriate alla crisi in Kasai, calcola budget, il corpo che si rigira nel letto.

Alle quattro e mezzo decido di alzarmi e mettermi al lavoro.

Indosso la vestaglia, e compulsivamente (mai fatto prima) verifico che JP e la bibina dormano pacificamente. E così è.

Vado in salotto dove credevo aver lasciato computer e borsa e non trovandole metto sotto sopra tutta la casa

Alle cinque, su tutte le furie sveglio JP. Svogliatamente ma rapidamente (anche questo mai successo prima) si alza per aiutarmi.

Tornando in salotto una folata di vento alza le tende… le vetrate sono aperte!

Niente più portatile ed altri gingilli elettronici. E noi non abbiamo sentito nulla, non un sospiro. Eppure avevo un sonno leggero.

Ed eccoci con una porta (un po’) scassata, tracce sui bianchi muri. Dopo qualche notte insonne e due rinforzi in più a mura di cinta, porte e finestre la pace è tornata in casa Dalmonte-LeLoc’h.

Niente più computer, niente più post. Difficile organizzarsi per scriverli al lavoro con le giornate che mi ritrovo.

Sera del 6 marzo.

La bibina  ha la febbre a 39 e passa. Chiamata al pediatra, paracetamolo, nottata insonne. E’ un infezione urinaria. Cinque giorni di cure e passa la paura. Io però sono stressata. Non dovrebbe succedere, é sotto profilassi.

Temo il peggio, ma roboticamente continuo a organizzare una missione che mi separerebbe per ben 9 notti dalla bibina e JP, a Kalemie. E preparo anche quella dopo, a Kananga, dove le cose non vanno per nulla bene.

La bibina sta inizialmente meglio… finché dopo una settimana di nuovo febbre a 39 e passa.  Il pediatra dichiara che a Kinshasa non ci sono le strutture adeguate per curarla. Il dottore dell’ONU firma una raccomandazione di evacuazione medicale. Ed eccoci in aereo, e a Bologna, con un codice giallo.

Prima di partire, Giù, preoccupata mi chiese “Ma sei sicura che continui a fare questa vita qua?”…. e io … rassicurante “Se poi si ammala prendiamo subito un’aereo”. Ora mi faccio un sacco di domande. E’ successo esattamente ciò che non doveva succedere, siamo stati fortunati, l’infezione era localizzata e sta guarendo. E’ anche in super forma. Non so quando torniamo a Kinshasa, la bibina sarà operata appena possibile.

Mi faccio domande appunto. Dopotutto viviamo in un paese in cui si può morire per un’appendicite infiammata, o dando la vita, in un ospedale accreditato. Cari esigui lettori genitori, come fate a gestire le preoccupazioni? A mostrarvi forti ai vostri figli? La situazione non é tragica ma io sono incapace di gestirla… e mi faccio stringere tra le forti braccia di JP. E’ la sola cura che conosco.

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